Fotografia, metafora di noi stessi e del nostro tempo (di Simona Sanna)

È stata inaugurata il 31 maggio, ed è visitabile sino al 10 giugno la mostra fotografica degli allievi del laboratorio di fotografia dell’I.I.S. “S.A. De Castro” di Oristano. 

La docente e curatrice della mostra è la nostra socia Simona Sanna, la quale ci racconta la sua esperienza.

“È il secondo anno che insegno in un Laboratorio di Fotografia al Liceo Classico S.A. De Castro di Oristano, e da circa 10 anni propongo i miei progetti in Istituti pubblici e privati.

 

Sono fedele socia Dyaphrama dal 2002 e qua ho imparato quasi tutto e continuo a imparare.

Mi piace fotografare, ma mi piace anche insegnare.

Anche quest’anno – fin dall’inizio – ho tentato coi ragazzi un’impresa non semplice: insinuare nelle loro menti, velocissime e affollatissime di immagini, che le fotografie possono essere, anzi direi sono, prima di tutto, portatrici di significato per chi le fa e per chi le guarda.

Perché la fotografia é un linguaggio ben preciso, che per poter essere parlato e compreso necessita di codici ben precisi.

Insomma, nei miei laboratori desidero che passi prima di tutto il messaggio che fotografare non equivale a fare “una, nessuna, centomila” fotografie, come spesso siamo/sono abituati a vedere sui social, così come non equivale (solo) a sapere fare una buona esposizione in modalità manuale o a usare la regola dei terzi in modo appropriato.

L’impresa non semplice, quindi, é insegnare loro a fare immagini che abbiano un senso: non solo belle fotografie, ma buone fotografie.

Una strada che intraprendo è quella di tentare di affrontare con loro un percorso più profondo, in cui i ragazzi alla fine trovino in sè un’attitudine verso un modo di fotografare piuttosto che un altro.

Sono partita da questa riflessione: la fotografia funge da specchio per chi la osserva, per cui diventa una sorta di ponte tra mondo interiore ed esteriore, riesce a penetrare negli strati più nascosti della personalità e può diventare quindi un valido mezzo di conoscenza per sé e per gli altri.

Per sé, perché a volte attraverso le fotografie possiamo dar voce alla nostra interiorità meglio che con la comunicazione verbale.

Per gli altri perché ogni fotografia può assumere significati diversi agli occhi dell’osservatore, che proietta su di essa la propria interiorità e i propri vissuti.

Volevo che anche i miei ragazzi iniziassero a “parlare” con le immagini e ognuno col proprio linguaggio.

E’ nata quindi la mostra dal titolo FOTOGRAFIA, METAFORA DI NOI STESSI E DEL NOSTRO TEMPO, in cui alcuni di loro si sono espressi attraverso un approccio di tipo “documentaristico”, cioè hanno indossato i panni del fotografo testimone di cose e fatti dei nostri tempi; altri invece si sono espressi meglio attraverso idee “narrativo-tematiche”, mediante piccoli racconti, o idee “artistico-creative”, preferendo quindi il ruolo del fotografo che intende raccontare in modo più personale la realtà del mondo e/o prima di tutto sé stesso. 

Con le immagini hanno “parlato”, a volte ad alta voce, altre volte in modo più sussurrato.

Ed io sono molto felice del nostro cammino insieme e di quello che loro hanno insegnato a me.”

 

QUI il link all’evento.

 

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